Parlare di territorio in questo periodo suona un po’ doveroso, un po’ ipocrita. E’ inevitabile, però, che se ne parli. Ad Aci Sant’Antonio non se ne parla da anni.
Il Piano Regolatore Generale Comunale, conosciuto come Prg, è lo strumento (redatto dal Comune) che regola l’attività edificatoria. Serve, in parole povere, per disegnare la città, il paese, per dargli dei limiti e un ordine. Quello che attualmente vige ad Aci Sant’Antonio porta la data 1991, a firma dell’onorevole Salvatore Urso, ex sindaco. Negli anni è successo un po’ di tutto, come la vergognosa spesa (200 mila euro) che un Ufficio del Piano costituito dalla giunta Pulvirenti (nel 2004) ha effettuato, col risultato di un buco nell’acqua. Oggi si prova a ricostituire quest’ufficio, ma le variabili (intese come ostacoli) sembrano essere di non facile risoluzione (il numero degli abitanti da stabilire, l’incompatibilità di alcuni consiglieri al momento del voto). In più aleggia un sospetto su un vecchio “quarto di secolo”…
Queste informazioni (le implicazioni di Urso, le spese, il declassamento del Bosco di Aci in “sciara”, lo stop di Pulvirenti) sono contenute nell’inchiesta a firma di Emilio Brucato apparsa sul “Quotidiano di Sicilia” a fine agosto. Vi invitiamo a leggerla per intero cliccando qui.
Sabatosi protesterà a Romaperché l’Italia torni ad essere un paese libero. L’informazione italiana, infatti, a detta di chi osserva, indaga questo aspetto osservando il mondo intero, non è libera. E se non si è informati o, peggio, se circola cattiva informazione, le libertà individuali, insieme alle possibilità di vivere serenamente e costruirsi un futuro solido, vacillano pericolosamente, minacciando l’imminente crollo.
Noi non siamo ancora crollati, ma il solo fatto che per Freedom House(l’organizzazione autonoma che promuove le libertà nel mondo) siamo passati da paese “libero” a paese “parzialmente libero”, unico insieme alla Turchia nell’Europa Occidentale, sembra essere l’anticamera del baratro. Siamo quarantaquattresimi: paesi come la Slovacchia o la Repubblica Ceca sono anni luce avanti a noi.
Sabato si scenderà in piazza, con sulle spalle un fardello in più, quello dell’insulto, della derisione di chi sa di essere la causa di questo,quel presidente del Consiglio che parla di “farsa” e di “farabutti”. Farsa una manifestazione con centinaia di migliaia di partecipanti annunciati, farabutti i partecipanti. Chi si schiera con lui (in larga misura si tratta di gente da lui pagata, spesso profumatamente), soprattutto i giornalisti, non può ignorare di essere in fallo. Ci sono motivi pesantissimi che li fanno scivolare nel fango del torto, motivi precisi. Il primo, il più pesante e più evidente, anche per chi non esercita questo mestiere, sta nel conflitto d’interessi: detto in soldoni, chi ha un potere mediatico non può esercitare alcuna funzione politica. Peggio è se si ha un potere mediatico enorme e se la funzione politica è, a conti fatti, la più alta sulla piazza. Gli altri motivi risiedono nelle pieghe del Codice deontologico dei giornalisti(nato per mano degli stessi giornalisti a seguito di “mani pulite”, proprio per difendere la libertà di stampa), o nelleleggi sulla stampao, prima ancora, nella Costituzione. Da nessuna parte sta scritto che è vietato appoggiare il Presidente del Consiglio, ma si trova scritto che il compito dei giornalisti è informare, dare le informazioni con “accuratezza”, si parla a vario titolo di imparizalità. Nel mondo in tanti hanno pagato con la vita il diritto alla verità, al fatto che la verità venga diffusa, e che si faccia con equità.
Filippo Facci, giornalista ostile a molti che si schierano contro il Presidente del Consiglio, giorni fa ha dichiaratoche “di sicuro Berlusconi ha deciso che ‘Il Giornale’ dovesse usare degli strumenti analoghi a quelli relativi alla campagna che contro Berlusconi viene fatta da parecchio tempo”. Questo, di fatto, limita la lbertà di stampa. Berlusconi dirige il Governo, Berlusconi dirige ‘Il Giornale”, ergo il Governo ha un organo di informazione che si spaccia per analogo agli atri, ma che, avendo l’appoggio del Governo, domina gli altri. In realtà il potere di Berlusconi è molto più ampio: dagli anni del cosiddetto “far west dell’etere”riuscì ad avere, con l’appoggio di Craxi, un indiscusso dominio sui privati, arrivando a stare quasi sullo stesso piano della Rai. Stessa cosa fece per i giornali, col caso “Mondadori”, e solo per un soffio si riuscì a togliere dalle sue mani anche ‘La Repubblica’. Oggi, da presidente del Consiglio, riesce a dirigere la Rai, con un Consiglio d’Amministrazione in mano al Governo, con nomine fatte su misura: la direzione di Augusto Minzolini(Tg1) è stata aspramente criticata persino dai vertici dell’Ordine dei Giornalisti. Lo stesso Ordine sarà in piazza il 3 ottobre con il suo Consiglio Nazionale, proprio per protestare contro tutto ciò.
Non esistono censure di stampo fascista, è vero, perché sarebbe impensabile: esistono censure molto meno evidenti e più taglienti, come i colletti bianchi della mafia. I tagli, le minacce velate, i non detti, le mancate risposte, il ricorso al termine “bugie” e “spazzatura”.