Era la domenica di Pasqua, il 12 aprile. Sul giornale monopolista siciliano, “La Sicilia”, alla pagina votata all’acese (del tomo “Catania”) si poteva leggere un titolo inquietante: “Manifesti elettorali nel mirino dei vandali”. Poi il catenaccio: “La polizia municipale identifica alcune persone”. Sorprendente.
La capacità di manovra di quel giornale, maggiore uguale a quella del giornalista di farsi spudoratamente manipolare, è sorprendente.
Era accaduto che già la mattina precedente alcuni amici avevano dato appuntamento (a cui hanno risposto in pochissimi) nei pressi della Villa Belvedere, ad Acireale, per denunciare con un atto eclatante la pessima, deprecabile usanza (tristemente diffusa in tutta Italia) di imbrattare le città con manifesti elettorali affissi abusivamente su spazi non idonei. E quella zona di Acireale, ossia la piccola via Aquilia Nuova (che scende da piazza Indirizzo fino al viale Jonio), insieme a piazza Europa sono il simbolo di questa ingiustificabile forma di degrado. Ecco un’immagine eclatante:
La cosa che fa maggiormente rabbia è che quei ragazzi, dipinti come “vandali”, avevano scelto di fare quel gesto alla luce del sole, distinguendosi nettamente, così, dalla manovalanza assoldata dagli pseudopolitici sfornatori di manifesti abusivi, che generalmente agisce di notte, col favore del buio. E i ragazzi si erano pure filmati mentre tracciavano delle “X” con la vernice blu e disegnavano la parola “ILLEGALE” su un 6X3 con la faccia sorridente dell’abusivo di turno. Ebbene: quest’atto ha portato il giornalista a digitare con le proprie mani la parola “vandali” e il termine “imbrattare” (peraltro non hanno imbrattato un bel nulla, avendo verniciato quello che non doveva essere lì e che già di suo aveva provveduto ad imbrattare…).
L’articolo, chiaramente, mostra anche un’abilità non da poco nel destreggiarsi nello sport preferito dai politici e dai giornalisti-servi, ossia sviare l’attenzione, spostare lo sguado sul dito mentre si indica la luna. Raccontando dell’arrivo dei vigili urbani e dei ragazzi colti con le mani nella vernice, infatti, si è evitato di parlare del problema vero, cioè dei manifesti, di chi fossero i committenti, di quello che avevano davvero da dire quei ragazzi. Si è solo fatto un accenno (inevitabile, chiaramente) alla situazione, ma il problema è stato praticamente cancellato (e qualcuno ha pure provveduto velocemente a strappare la parte di manifesto su cui era stata tracciata la scritta “ILLEGALE”, affinché non si spargesse la voce e si avallasse la tesi delvandalismo gratutito).
Il problema dei manifesti abusivi è serio, non è cosa da niente, ed è difficilissimo da combattere. Ogni città se lo porta dentro come un virus che passa solo una volta fatto il suo corso: nel caso di Acireale sono gli stessi acesicandidati, centinaia, che assoldano altri acesi non candidati e abbagliati dal miraggio di poche decine di euro (in questo periodo appetivili più che mai), miraggio che - ahiloro! - li porta ad uscire durante la notte o nelle prime ore del mattino, armati di secchi di colla e di rotoli di carta patinata, a fare a gara fra di loro nel coprire manifesti avversari e nell’occupare tutti gli spazi possibili, scegliendo i migliori in quanto a visibilità.
Il mutismo dei politici, nascosti come parassiti dentro le sedi dei partiti o sotto le coperte bianche dei propri letti a sperare che nessuno venga da loro a dire “ma quella è la tua faccia”, per non dover rispondere “ma non l’ho fatto attaccare io lì”, è un mutismo irritante. Verrebbe da prenderli a schiaffi, ma non su quella carta. Fa ridere amaramente la rispostadel “Comitato elettorale di Giusy Brischetto” (uno dei nomi abusivi più presenti ad Acireale) fatta pervenire all’Eco delle Aciper controbattere ai politici di IdV che puntano il dito contro gli imbrattatori, risposta in cui si parla con noncuranza di affissioni indiscriminate di altri, corredata pure di foto. E’ il bue che dà del cornuto all’asino.
Solidalicon chi combatte la battaglia contro tutto questo, segnaliamo un gruppo di facebook che prova a fare qualcosa (per andarci cliccate qui) e il timido tentativo de L’Eco delle Aci, che raccoglie immagini del degrado. Non è tanto, ma è qualcosa.
Chi permette di appendere la propria faccia dovunque, in città, e di sporcare senza curarsi di nulla, è sporco già di suo. E non viene via col sapone. E’ gente incapace di vergognarsi: dai sindaci agli assessori ai consiglieri ai responsabili di settore, nessuno è capace di assumersi una minima responsabilità, mentre incensa le proprie capacità e profetizza l’avvento dell’agnello d’oro. Per quanto si credano assolti sono per sempre coinvolti.
Come appreso dal blog “ilCasalotto”, l’amministrazione Cutuli si è ricordata delParco di Casalotto. Pare infatti che circoli un numero unicoche informa i cittadini sull’operato della giunta (incapace di comunicare on-line, come si nota dal pessimo stato in cui vessa il sito internet del Comune, gestito davvero malissimo), arrivato in tutte (o quasi) le case - come dice ilCasalotto - “alla maniera berlusconiana” (è pure edito da quei simpaticoni di “Akis”, già strapazzati da noiper l’assoluta e disarmante mancanza di imparzialità).
Pare che i finanziamenti per far rivivere il Parco sono legati ai bandi Por (Programma operativo regionale) per il quinquiennio 2007-2013, e sul numero unico ci si sbraccia a sottolineare il “coro unanime dell’amministrazione Cutuli” nel darne l’annuncio, e ci si sbraccia e inchina prima di far passare come una folatina di vento (o una lieve scorreggia) la frase “dopo la revoca da parte della Regione Siciliana del finanziamento di circa Euro 2.600.000″…
Ma come? Come si fa a passarci sopra così? Fu proprio questa amministrazione ad avere l’ultima chance, come danoi sottolineato, e non venne alzato un dito per impedire il ritiro del finanziamento. Chiaramente le colpe più gravi vanno addebitate all’ex sindaco Pulvirenti, ma non ci si può ergere a salvatori della patria, soprattutto alla luce del fatto che nessuno ha mai fatto chiarezza fino ad ora su una vicenda che abbiamo dovuto sollevare noi da questo blog, e poi sui manifesti: abbiamo messo alla luce le proprietà di Ciancio e Virlinzi, e non possiamo non pensare ad eventuali ombre che potrebbero alzarsi sulla gestione della vicenda.
Ci chiediamo come fa oggi a cantare un “coro” di individui che nella stragrande maggioranzadelle sue fila era presente all’epoca dell’imbroglio e non ha fatto nulla perché venisse impedito?
Il Parco, bene di tutti i santantonesi, dopo gli enormi e drammatici saccheggi che ha dovuto subire nel corso degli ultimi decenni, non deve essere - come dice ilCasalotto - “un affare da barattare”. E’ necessario, per questo, vigilare, e fare informazione vera, non limitarsi alle casse di risonanza.
I nostri auguri di Buona Pasqua si sommano alle pietre cadute di questi giorni. Proviamo a credere, più forte di prima, più forte di ieri, che le cose possano cambiare in meglio.
Sono tempi, questi, che hanno bisogno di una forte umanizzazione, che è il primo avamposto della verità.
[…] Reggio Calabria e Messina, la zona più pericolosa, forse, d’Italia: solo il 25% delle abitazioni sono costruite in maniera antisismica. Che vogliamo fare? Aspettare di fare il ponte o mettere i soldi per questa roba? Ecco quello che voglio dire io. Cioè: quando si parla di Piani-casa, quando si parla di grandi opere… La grande opera di cui abbiamo bisogno è tirare fuori questo paese dal rischio naturale, e il rischio naturale sono frane, alluvioni, vulcani e terremoti, e noi ne abbiamo in abbondanza, di tutti. Quindi: è un delitto non spendere denari pubblici…
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Lo ha detto il geologo Mario Tozzi, ricercatore del CNR, intervistato da Corradino Mineo (trovate queste parole al minuto 2.51 del video qui in alto). Questa tragedia ci mette ancor più con le spalle al muro, scoperti. Ed è inutile piangere sul latte versato, lanciare accuse su quello che non è stato fatto, ricercare la Cassandra di turno che aveva previsto la catastrofe, e magari aveva ragione, o forse è stato un dannato caso.
Quello che serve adesso è darci una mano, aiutarci. Qui su CITTATTIVA, per quel poco che possiamo fare, ci affianchiamo a chi grida che c’è bisogno di sangue: recatevi alla più vicina sede Avis e, se potete, donate. O offrite una mano. Ad Acireale la sede Avisè in
Corso Savoia, al numero 134
Lasciamo stare le polemiche, se ne riparlerà a tempo debito per imparare ancora. Chi ha notizie utili per dare una mano le inserisca nei commenti a questo post. Dagli indirizzi per le donazioni in denaro a quelli a cui recarsi per offrirsi nei soccorsi.
[…] Proseguendo su questo iter, facciamo notare, come opposizione, che l’addetto stampa del sindaco, che costa al contribuente 11.000 eurol’anno, a nostro modo di vedere non sia per nulla necessario, anzi; quei soldi potrebbero invece essere utili per permettere a qualche rete locale di trasmettere, anche indifferita, il Consiglio Comunale, offrendo così quella trasparenza che non sarà di sicuro data da un addetto stampa che, secondo l’opposizione, cura gli interessi del sindaco. Quest’ultimo ha risposto di ritenere necessaria, oltre che lecita, la scelta di avere un addetto stampa…
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Sono parole di Giuseppe Micalizzi, il consigliere comunale di CITTATTIVA, parole che potete trovare andando a leggere il resoconto del Consiglio Comunale del 26 febbraio 2009. In quell’unico Consiglio di febbraio l’opposizione fece notare al sindaco che i soldi pubblici andrebbero usati per la pubblica utilità, ma con un mix di “lecito” e “necessario”il sindaco tirò dritto.
Oggi, alla luce delle accuse lanciate sul manifesto senza faccia di un fantomatico direttivo del MpA, tiriamo fuori dalle scarpe questo e diversi altri sassolini, schiacciandoli su un nostro manifesto - chiaramente firmato… - nel quale lanciamo il guanto a queste facce nascoste nell’ombra: proponiamo un PUBBLICO DIBATTITO.
Pubblico, con le cose dette a viso aperto e nessuna possibilità di lanciare accuse nel vuoto. Il dibattito sarà alla luce del sole: non sono mica vampiri i nostri interlocutori. O no?