In Italia ogni giudizio, di qualsiasi tipo, porta con sé elementi di incertezza.
CITTATTIVA, come tutti ricorderete, ha presentato ricorso al TAR contro l’aumento della TARSU nel novembre 2008. Finalmente - grazie ai sempre velocissimi tempi della giustizia - è arrivata l’udienza sul merito. Il 20 aprile 2010 la terza sezione del TAR ha deciso - udite, udite! - di non decidere, e ci ha rimandati ad ottobre.
La nostra reazione non può che essere di serena attesa per quella che sarà la sentenza definitiva (che arriverà, appunto, solo ad ottobre), però da “cittadini” ci aspettavamo che la questione venisse prontamente risolta; speravamo che i ricorrenti e i santantonesi tutti, vessati da una tassa pesantissima, potessero avere una risposta univoca e immediata.
Esigenze di celerità a parte, rileviamo - con soddisfazione - che la richiesta dei giudici di ULTERIORI CHIARIMENTI avanzata al Comune di Aci Sant’Antonio, e la richiesta di unaRELAZIONE sulla vicenda in questione da parte dell’Amministrazione Cutuli (entro 60 giorni) dimostra, senza alcun dubbio, che lenostre argomentazioni sono state considerate valide e fondate su solidi argomenti di diritto!
E’ chiaro che se non fosse stato così la questione sarebbe stata già conclusa a favore dell’Amministrazione santantonese.
Attendiamo fiduciosi e col fiato sospeso, sapendo quanto è difficile ottenere giustizia in Italia, mantenendo sempre la massima considerazione e la più salda fiducia nell’organo giudicante.
Per chiudere, ecco di seguito l’Ordinanza:
_______________________________________
N. 00269 / 2010 REG.ORD.COLL.
N. 03143 / 2008 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
sezione staccata di Catania (Sezione Terza)
ha pronunciato la seguente
ORDINANZA
Sul ricorso numero di registro generale 3143 del 2008
contro
Comune di Aci Sant’Antonio in persona del Sindaco P.T., rappresentato e difeso dall’avv. Antonio Vitale, con domicilio eletto presso lo stesso avv. Antonio Vitale in Catania, corso Italia N. 226;
per l’annullamento
previa sospensione dell’efficacia,
della delibera del Sindaco del Comune di Aci Sant’Antonio n.81 del 24.9.2008 avente ad oggetto la determinazione delle tariffe TARSU anno 2008;
degli atti presupposti connessi e consequenziali.
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Visto l’atto di costituzione in giudizio di Comune di Aci Sant’Antonio in Persona del Sindaco P.T.;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 20 aprile il dott. Maria Stella Boscarino e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto necessario ai fini della decisione acquisire dettagliata relazione dell’Amm.ne sulla vicenda di cui in ricorso ed ogni ulteriore chiarimento che il Comune ritenga utile, corredati da copia dei documenti rilevanti, ivi inclusi gli atti e le relazioni anche tecniche dell’istruttoria ed il Regolamento;
detti documenti dovranno essere trasmessi in triplice copia oltre l’originale entro il termine di giorni 60 dalla comunicazione in via amministrativa o notificazione a cura di parte della presente ordinanza;
l’ulteriore trattazione del ricorso viene rinviata all’udienza pubblica del giorno 13 ottobre 2010;
P.Q.M.
il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia - Sezione staccata di Catania - Sezione Terza ordina al Sindaco del Comune di Aci Sant’Antonio gli incombenti di cui in motivazione entro i termini ivi indicati;
rinvia l’ulteriore trattazione del ricorso all’udienza pubblica del giorno 13 ottobre 2010.
Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 20 aprile 2010 con l’intervento dei Magistrati:
Calogero Ferlisi, Presidente
Alba Paola Puliatti, Consigliere
Maria Stella Boscarino, Primo Referendario, Estensore
Giarre sulla cartina dista un casello autostradale da Aci Sant’Antonio, ma in quanto a buon senso pare lontana anni luce. E così, ecco che per i giarresi il ricorso al Tar contro un ingiustificato aumento della Tarsu ha un esito positivo, per i santantonesi no. Vi direte: “Ma mica sarà stato la stessa cosa, dai…”. Purtroppo sì: la stessa cosa. E con l’aggiunta della beffa: pure il presidente del Tar è uguale, pure quel Calogero Ferlisi che ci ha respinti. Accogliendo, come se nulla fosse accaduto, loro.
Allora c’è qualcosa che non va, la giustizia è a gambe all’aria. La sospensiva ottenuta dalla Confconsumatori di Giarre (della quale potete leggere cliccando sull’immagine in testa a questo post) è né più né meno del ricorso presentato da CITTATTIVA.
Che succede, quindi? E che succederà? La stessa medaglia con due facce opposte non è accettabile. Al Tar l’ardua sentenza…
La notizia che circola in questi giorni riguarda quello che si può fare sopra-terra, cioè la possibilità di allargarsi, espandersi, continuare a gettare cemento senza poi dover aspettare di farsi condonare e pagare per questo. Ora si fa gratis e, praticamente, subito: basta evitare velocemente un piccolo “no”, che mai arriverà, e poi la colata è possibile, fino magari a oscurare il sole in centro storico. Certo, uno si chiede chi diavolo è che, con questa crisi, pensa ad allargarsi la casa, e perché diavolo è venuto fuori questo piano casa, ma in Italia ai primati ci teniamo, e non potevamo perdere l’occasione di confermarci come uno dei paesi che getta maggior cemento in Europa, ambendo al primato mondiale. Non sia mai che l’ambiente ci metta il becco. Pussa via, cespuglio.
La notizia che non circola in questi giorni riguarda quello che si può fare sotto-terra, e cioè continuare a metterci le mani nel portafogli. Fino a quando ci toglieranno pure quello, vuoto. Da Giuseppe Toscano, consigliere del Movimento Consumatori di Catania, apprendiamo infatti che l’iter legislativo di aggiramento della sentenza 335/2008 della Corte Costituzionale, ossia la sentenza che sanciva l’illegittimità della richiesta di denaro agli utenti che non usufruiscono delle fognature, è andato in porto (tempo fa con un postci occupammo del disegno di legge che ha portato a tutto questo). Per farla breve, hanno trovato il modo di farci pagare quello che non c’è confezionando la legge 13/2009: l’art. 8-sexies di questa legge ridefinisce il concetto di “servizio di depurazione” mettendoci dentro la “progettazione”, come specificato al punto 1, dove si chiarisce che “gli oneri relativi alle attività di progettazione […] costituiscono una componente vincolata della tariffa”.
Lo stesso articolo al punto 2 richiama sì la sentenza della Corte, chiarendo che i gestori del servizio devono restituire agli utenti quanto dovuto a partire dall’1 ottobre 2009 (con 5 anni di tempo), ma poi precisa che “dall’importo da restituire vanno dedotti gli oneri derivati dalle attività di progettazione”… Bingo. Per leggere tutto l’articolo cliccate qui.
Lo sportello di Catania del Movimento Consumatori ci ha fatto pervenire un comunicato stampa (che potete leggere cliccando qui) con cui si rende nota la richiesta all’ATO2 di Catania di evitare la “doppia imposizione”. Giuseppe Toscano commenta così:
________________________________________
Riformulare il concetto di “servizio di depurazione” in tal modo è in totale antitesi con quanto stabilito dalla sentenza, laddove è chiaramente scritto che “l’ammontare della quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è […] commisurato al costo del servizio di depurazione […] e non al costo di realizzazione del depuratore ”, e quindi è espressamente manifesta la volontà del legislatore di separare i costi di realizzazione del depuratore dagli effettivi costi del servizio di depurazione, inteso come servizio che viene poi realmente fruito dagli utenti nel momento in cui le acque reflue da essi riversate vengono depurate! Agli utenti può quindi essere addebitato solo il costo del servizio realmente fruito come controprestazione e non è consentito ricomprendere all’interno di tale costo anche altre voci che non siano strettamente attinenti alla sola fase di depurazione delle acque reflue!
________________________________________
Giuseppe ha anche inviato un’interpello al Co.Vi.R.I., il Comitato per la Vigilanza sull’Uso delle Risorse Idriche, in cui chiarisce la situazione e sottolinea la condizione dei numerosi utenti (fra cui non pochi santantonesi) che per cause non dipendenti dalla loro volontà non sono allacciati alla pubblica fognatura, e in cui si chiede di tutelare detti utenti e di vigilare sull’operato dell’ATO2 Acque Catania in merito alla restituzione delle somme. Cliccando qui potete leggere parte del documento inviato al Co.Vi.R.I..
Che il Piano-casa serva per costruire più in alto ed evitare di sentire la puzza?
Siamo sempre lì, il problema è l’informazione. Se le notizie non circolano o, peggio, circolano falsificate, modificate, modellate a uso e consumo di chi deve trarne vantaggio, ecco che la società comincia a marcire, ecco che la gente comincia a perdere l’orientamento e a seguire i capipopolo che, coscienti delle manovre che hanno portato a quello stato di cose, continuano a costruire il loro impero sulle macerie dei pincopallino.
Contro il dominio dell’informazione si può lottare solo a colpi d’informazione. Portandosi appresso ciò che dimostra la buona fede. “Report” ha mostrato la faccia buia di Catania, devota al denaro e ai semidei dell’Etna, da Ciancio a Firrarello, ed ha aperto una finestra sul modo di fare informazione in questa bassa provincia italiana. Aci Sant’Antonio, periferia della bassa provincia, non è esente da tutto questo.
Lo dimostra il manifesto affisso in risposta a quello di CITTATTIVA e del PD (che informava i cittadini dell’aumento della Tarsu) sottolineandone il carattere ingiustificato. Un manifesto senza volti, firmato da un “direttivo del Movimento per l’Autonomia” che non ha nomi e cognomi, o meglio: che li ha, ma non si vedono bene. Al punto che - come ci informa il consigliere comunale del Movimento, Giuseppe Micalizzi- alla richiesta di chiarezza (da parte dell’opposizione) durante il consiglio comunale del 12 marzo il silenzio ha invaso l’aula, sostituito in breve dalla caciara alla quale ha fatto seguito - come nel migliore dei climax ascendenti - la precisazione dell’assessore Di Stefano. Una teatrale assunzione di responsabilità.
Al di là delle responsabilità, comunque, CITTATTIVA non rimane in silenzio: un comunicato stampa a firma di Maria Grazia Leone, Santo Caruso e Giuseppe Rocca ha risposto alle affermazioni del “direttivo”. Il comunicato si erge a difesa di quanto fatto dalle forze di sinistra durante questi anni (contro l’inerzia paventata dal “direttivo”), e in questo filone rientrano anche le iniziative del Movimento, che attualmente affianca il PD nel nucleo di opposizione al consiglio comunale.
Per leggere per intero il comunicato clicca qui. Su questo post ci limitiamo a riportare una parte di quanto firmato da Maria Grazia, Santo e Giuseppe:
____________________________________
E’ evidente che la giunta Cutuli non è in grado né di giustificare, né di legittimare questo vergognoso aumento della Tarsu. Il sindaco e il suo partito stanno tentando di sviare l’attenzione dei cittadini dalle salate bollette della tassa sulla spazzatura sollevando strumentalmente una ridicola polemica con l’unico scopo (fallace) di screditare il centrosinistra santantonese. Solo chi è intellettualmente disonesto può accusare il centrosinistra santantonese di “letargo”.
____________________________________
CITTATTIVA non è il centrosinistra santantonese: è un movimento, e c’entra con la politica in quanto luogo di proposte e di confronto. E in quanto al fianco del PD santantonese nelle battaglie che porta avanti.
A breve pubblicheremo il manifesto in risposta al fantomatico “direttivo”.
Tempo addietro capitò che più d’una volta i critici di CittAttiva rimproverassero il Movimento e, soprattutto, gli editori del blog, di non prendere nessuna iniziativa e di non far altro che lanciare parole al vento, nell’intento, soprattutto, di sponsorizzare la candidatura di Giuseppe Rocca.
Ebbene, col tempo abbiamo smentito (non che ce ne fosse realmente bisogno) questi critici dell’ultimo minuto: la recente iniziativa dei resoconti del consiglio comunale, ad esempio, che teniamo nuovamente a sottolineare
dimostra come CITTATTIVA sia soprattutto PROPOSTEper migliorare le cose.
Ecco, adesso, un’altra proposta concreta: su suggerimento di diversi lettori e amici di CITTATTIVA, offriamo ai santatonesi - aprendo il file excel che potete scaricare cliccando sulla calcolatrice sotto queste parole - la possibilità di riscontrare la correttezza degli avvisi sulla Tarsu ricevuti recentemente:
E’ un modo semplice per avere una certezza sul quantum delle tariffe, dato che l’errore - si sa - sta dietro l’angolo.
CITTATTIVA ancora una volta mostra di essere in grado di fare, senza nulla chiedere se non quello che spetta ai cittadini onesti. Con la convinzione che le cose buone, concrete e utili, possono essere fatte a partire dal basso, perchè è soprattutto in basso che servono. E magari diventassimo un Comune a 5 stelle…
Anzitutto, oltre le parole “tassa” e “rifiuti”, usate e logore oramai, saltano agli occhi le cinque lettere che compongono la paola “BUGIE”. Rosse, e con tanto di punto esclamativo.
CITTATTIVA, insieme al Partito Democratico, ha urlato a tutti i cittadini quello che sta accadendo in merito alla Tarsu, affiggendo un manifesto per le strade della città, dando modo a tutti di sapere, di conoscere l’ingiustificato aumento della Tarsu, un + 45% che trova ancor maggiore insensatezza nella squallida contromossa, una difesa falsa, ossia l’affermazione che il denaro è reso necessario dall’aumento dei costi di gestione. Quel “BUGIE!” si riferisce proprio alla dichiarazione del presidente di Ato Ambiente, che ha sottolineato come non ci sia stato nessun aumento dei costi di gestione. CITTATTIVA informa, inoltre, del ricorso al Tarper ottenere quel che ci spetta e, soprattutto, legittimare i diritti dei santantonesi.
E’ con l’informazione che proviamo a difendere chi potrebbe cascarci. Così ecco, alla vostra destra, un nuovo servizio: in alto, sotto la voce iniziative, trovate il logo
Se ci cliccate sopra verrete indirizzati alla pagina che contiene i sunti dei consigli comunali, a partire da gennaio 2009. Si tratta di veri e propri racconti di quello che avviene in Aula, racconti a cura del consigliere di CittAttiva, Giuseppe Micalizzi. Una narrazione senza nessuna forzatura: soloquello che è avvenuto, come è avvenuto. Per rispondere a quella carenza di informazioni che rende una società misera, e la espone a rischi dei quali non verrebbe mai a conoscenza.
Si chiama trasparenza, e CittAttiva la offre ai santantonesi.
Nel giorno in cui si apprende che la presidenza del Consiglio probabilmente verrà paradossalmente risarcita per un reato commesso (dall’avvocato Mills, condannato a 4 anni e sei mesi) per favorire il presidente del Consiglio, a noi arriva una comunicazione che rende chiaro come oramai l’Italia ha preso la strada del baratro, fra un Sanremo che accusa i gay di essere malati, l’Avvenire che da del “boia” al padre di Eluana Englaroe i romeni perseguitatiperché sarebbero tutti delle bestie immonde.
Ci fa sapere Giuseppe Toscano, consigliere del Movimento Consumatori di Catania, che sta prendendo piede un iter legislativo per aggirare la sentenza della Corte Costituzionale n. 335/2008, ossia quella che ha dichiarato incostituzionali le norme di legge che obbligano gli utenti a pagare il canone di depurazone anche in assenza del servizio di depurazione.
L’affossamento avverrà se sarà approvato anche alla Camera il disegno di legge 1306, già licenziato dal Senato. In pratica, se questo testo passerà sarà legittimo fare pagare ai cittadini anche la “progettualità”, cioè quello che esiste solo sulla carta, nonché gli investimenti per gli eventuali impianti.
Per un approfondimento rendiamo disponibile il testo approvato dell’Art. 8-bis, disposizioni in materia di servizio idrico integrato, e, tanto per farvi montare la rabbia, pubblichiamo pure la parte del resocontostenografico della seduta del Senato del 12 febbraio, in cui il relatore D’Alì dice di dover andare incontro alle “esigenze dei gestori” per limitare al massimo i “danni” provocati dalla sentenza della Corte Costituzionale (circa 350 milioni annui di mancati introiti)…
Cliccate qui per il resoconto stenografico della seduta del Senato.
La Corte Costituzionale, quindi, viene ancora una volta calpestata, come si prova a fare con la Carta Costituzionale, e il fatto è reso ancor più grave dall’inerzia dell’opposizione, passata sopra al testo del disegno di legge senza sfiorarlo.
Il sonno della ragione genera mostri.
——————–
Qui di seguito trovate parte del commento fattoci pervenire da Giuseppe Toscano:
Parlare di “contributo” chiamato in gergo “costo ambientale” oppure parlare del principio “chi inquina paga” nel modo in cui è stato fatto, dimostra solo che è stato fatto in modo parziale, fazioso, dimostrando così scarsa conoscenza delle leggi attualmente in vigore.
Infatti, sul territorio nazionale esistono numerose utenze non connesse alla pubblica rete fognaria a causa della mancata estensione della stessa in prossimità degli immobili a cui si riferiscono dette utenze (e qui ad Aci S. Antonio ne sappiamo qualcosa…). Questo tipo di utenze evidentemente provvedono alle proprie acque reflue mediante l’utilizzo di fosse settiche private (ad es. fosse imhoff) che vengono periodicamente svuotate a spese dei proprietari/occupanti e tali spese sono inclusive, ai sensi del comma 6, art. 36 del D.Lgs. 152/1999, dei costi per la depurazione ed evidentemente anche inclusive dei costi relativi al servizio di collettamento delle acque reflue, servizio in questo caso svolto dalla ditta di espurgo, stante l’assenza di allaccio delle suddette fosse settiche alla pubblica fognatura.
No, il Tar (Tribunale amministrativo regionale) non ci ha dato ragione. O, almeno, non ancora.
C’è da dire che in qualche modo serbavamo una buona dose di certezza sulla possibilità che ci venisse riconosciuto quello che continuiamo a considerare un diritto, e ci sarebbero da dire due o tre cose su quello che è accaduto in aula e su chi ha preso parte al dibattimento, ma almeno per ora è bene evitare.
E’ bene evitare, perché non ci piangiamo addosso e perché, sebbene la sospensiva richiesta non è stata concessa, il Tar deve ancora esprimersi sul “merito”. Insomma: non è ancora finita.
Per chi non se ne fosse accorto segnaliamo in merito a ciò che il comune di Aci Sant’Antonio, che cerca di barcamenarsi fra la crisi che morde l’Italia e una latente, congenita e per certi versi storica incapacità, ha consegnato ai santantonesi un “buon anno” che fa segnare un + 45% circa alla voce “pagamento Tarsu”. L’immondizia ha mostrato di essere il male del Sud del Paese, un male ancora senza soluzione che spesso si accumula e ci fa da panorama fetido davanti la porta di casa, e noi dobbiamo pagare e pagare di piùsenza che nessuno ci dia garanzie sulle soluzioni.
ComeCITTATTIVAcontinuiamo a mantenere fiducia nell’ordinamento giudiziario, anche alla luce della piega iniziale che aveva preso il dibattimento sulla sospensiva, e consigliamo di non pagare ancora e di aspettare la cartella esattoriale vera e propria: quello che è arrivato a casa in questi giorni, infatti, è solo un avviso recapitato con posta ordinaria (e non ha valore legale) e, come ha chiarito il nostro consigliere, Peppe Micalizzi, la somma dei bollettini presenti corrisponde a un bollettino globale che è possibile pagare in un’unica soluzione entro l’ultima scadenza indicata, ossia il 31 maggio.
Chiariamo subito che attendere la cartella esattoriale (dopo l’arrivo della quale si potrà pagare entro e non oltre 60 giorni) significherà pagare circa 6 euro in più, ma il gioco potrebbe valere la candela: questo tempo di “attesa” (la cartella dovrebbe arrivare non prima di fine anno) permetterà di acquisire l’esito del ricorso al Tar (segnaliamo che abbiamo da poco inoltrato istanza di prelievo, un’istanza con cui si chiede che il merito venga discusso prima possibile) e, in caso di vittoria, chi non avrà ancora pagato dovrà chiedere al Comune solo lo sgravio delle sommein più, e pagare la differenza; al contrario, chi avrà già pagatodovrà chiedere indietro la differenza, e i tempi (fra scuse di ammanco e roba simile) potrebbero rivelarsi biblici.
Alla luce di questo vento gelido di crisi, che ad Aci Sant’Antonio pare si alimenti con particolare piacere e soffi con più vigore, ci auguriamo che la cosa si risolva. Ci auguriamo che la sciagurata idea delle Ato trovi il suo miracolo, che i netturbini non vengano discriminati, che l’immondizia non diventi parte integrante dell’arredo urbano (già indecoroso di suo), come è rischiato avvenisse di recente, rischio che si ripresenta a ondate irregolari. Perché - come ha fatto notare qualcuno in CITTATTIVA - già di suo questo + 45% da pagare azzera e affossa gli aumenti miseri degli stipendi, e fa montare ancora di più la rabbia verso una classe dirigente che nella maggioranza dei casi si mostra intenta apensare alle tasche degli altri solo per metterci le mani dentro, abituata com’è a sentire le proprie ruttare di sazietà.
E’ uno dei sillogismi più semplici: un servizio che non esiste è un servizio che non va pagato. Un concetto che apparentemente non farebbe un piega, ma che nel Paese delle soubrette al Governo diviene una questione delicatissima, tanto da smuovere giudici e avvocati. E, soprattutto, denaro.
CittAttiva è con il ricorso legato al canone di depurazione. Cioè: se la fognatura non c’è, o se è ancora una promessa, non va pagata. E lo sancisce tanto di sentenza, la n. 335/2008 della Corte Costituzionale, che rende chiaro il perchè del “nulla dovuto”.
Noi ce ne siamo occupati, abbiamo ricevuto le motivazioni dello sportello di Catania del Movimento Consumatori(potete leggerle per intero cliccando qui) e stiamo dalla parte di chi non ci sta. In diversi comuni non c’è adduzione delle fognature a un sistema di depurazione centrale (vedi Aci Sant’Antonio), eppure le bollette dell’acqua in molti casi contengono il canone incriminato.
L’acquedotto di Casalotto pare abbia tassato gli utenti… Bene: cliccando sul link qui sotto aprirete il modulo per il rimborso, utile anche per un passaparola:
Se volete contattare lo sportello di Catania del Movimento Consumatori (che ringraziamo per la sinergia), ben informato sulla vicenda e in grado di offrire un appoggio concreto, cliccate qui.
Una volta c’era il servizio pubblico del comune, anche per l’immondizia: il cittadino pagava la bolletta e il comune, integrando con somme proprie, pagava i netturbini e chi di dovere per assolvereil servizio.
Adesso da circa 4 anni, al cittadino arriva una bolletta salatissima. Da pagare all’agenzia di riscossione che dà i soldi all’ente d’ambito che paga i gestori del servizio (nel caso dell’Ato CT3 c’è di mezzo anche un consorzio).
Inoltre il passaggio da tassa (Tarsu) a tariffa (Tia) comporta un addebito totale all’utente senza l’ausilio dei comuni, quindi insostenibile. Questo è un sistema chefa lievitare i costied esclude i comuni dalla gestione pubblica. Le Ato dovrebbero essere degli enti pubblici,ma qui di pubblico c’è solo il nome, infatti il servizio è un affare tra privati.
I cittadini si trovano ad essere sempre più dipendenti di un settore privato, sempre più grande ed esclusivo e il settore pubblico si sta abbassando a questa flessibilità, così come 3 milioni e mezzo di italianiprecari nelle stesse condizioni. Anche così si è precari e non è proprio il massimo per la collettività.
——————————–
Le parole che avete appena letto sono la conclusione della lunga e dettagliata inchiestapubblicata sul blog IlCasalotto sulla drammatica vicenda dei rifiuti dalle nostre parti. Le abbiamo riportate quassù perché abbiamo deciso, con il nostro coordinatorein testa, di intraprendere un’iniziativa volta ad evitare l’aumento della Tarsu, da noi considerato illegittimo.
Come ha fatto notare l’opposizione in consiglio comunale, infatti, l’aumento non è possibile per legge, in quanto il comma 7 dell’art.1 della legge n. 93 del 27 Maggio 2008(quella che toglie l’Ici) contiene il congelamentodelle addizionali, dei tributi e delle aliquote per regioni ed enti locali, a meno che non siano presenti già all’interno del bilancio 2008, entro il 31 maggio. Oggi, però, il tempo è scaduto…
IlCasalotto sottolinea come “già il 30 maggio la scorsa maggioranza aveva tentato di introdurre l’addizionale comunale Irpef“, ma non c’è riuscita per via della legge uscita in Gazzetta Ufficiale 3 giorni prima. “Quindi - riferisce il blog - i nostri amministratori (molti dei quali presentinella scorsa amministrazione) avrebbero dovuto conoscere questa legge, ma invece ne hanno sventolato un’altra, la n°133 del 06\08\2008, che escluderebbe dal congelamento proprio la Tarsu, ma per il triennio 2009/2011,non per il 2008!“
Bene: cercheremo di ottenere l’annullamento mediante ricorso al Tar, il che richiederà, più che una raccolta firme (le poche che servono cisono già), una sottoscrizione (molto più impegnativa) per mettere insieme circa 600 euro.