Siamo Maometto, noi, e aspettiamo che la montagna ci raggiunga. Per poi affondarla.
Il concetto enorme e terribile degli dei che si permettono di giudicare la gente sulla base dei propri natali è quanto di più mostruoso la mente umana possa partorire. Spiegarlo, in fin dei conti, non è complesso: è una storia di morti ammazzati da innumerevoli mani. Immigranti, viaggiatori della sorte che abbandonano il luogo che li ha visti nascere per evitare che li veda morire prima di quanto possa essere ragionevole. E noi, che di scappare non abbiamo bisogno perché non c’è una pallottola per aria che ci aspetta, o l’acqua che manca, o il cibo che non arriva, o un vaccino che non esiste (perché qui per un’influenza la ruota della fortuna gira e suona per le case farmaceutiche); noi che di scappare non abbiamo bisogno perché il tempo della guerra è finito, stiamo qui a “ragionare” su come respingerli, perché su questa terra non devono metter piede.
E le donneviolentate regolarmente a ogni frontiera africana, e i bambini figli loro e dei mostri che hanno picchiato le loro madri, e gli uomini con la pelle attaccata alle ossa e la carne seccatasi al sole d’africa, onesti perché non c’era da arricchirsi nelle loro terre dove vivere è l’unica ricchezza, col sogno di scappare dall’inferno sapendo bene che hanno la vita appesa al centro di una tempesta, verranno additati qui da noi al grido “tornatevene a casa vostra”, mentre diamo le spalle alla chiesa dove rifugiarci nei giorni di festa, credendo che la terra su cui poggiamo i piedi Dio l’ha concessa solo a noi il giorno che ci ha mandato qui. E guai a chi la tocca. Ma ad Agrigento quest’anno i re magi non sono arrivati…
Rosarno, dove la ‘ndrangheta aveva infettato da tempo le istituzioniarrivando a essere così sfacciata da mostrarsi in Comune, è diventata l’asso di bastoni dei politici dei respingimenti. Con un ministro dell’Internoche, chiamando “Rosario” il paese che pare stargli molto a cuore, ricorda che la legge, la “Bossi-Fini”, va applicata come si applica un calcio in culo, senza fare il minimo reale accenno alla malavita che stritola queste terre, e che ha deciso quella “rivolta” al tavolo di Natale. Quella malavita alla quale, come ricorda Saviano nel video postato qui sotto, si sono ribellati davvero solo questi “ultimi” presi di mira dal fuoco amico. Quella malavita alla quale non si è fatto cenno con nessun collegamento in diretta televisiva a colazione o a pranzo quando il Comune è stato sciolto a dicembre 2008.
Perché noi siamo Maometto, e la montagna venga pure che il Mediterraneo, nostro come la terra, la inghiottirà.
Di nuovo, considerate di nuovo
Se questo è un uomo,
Come un rospo a gennaio,
Che si avvia quando è buio e nebbia
E torna quando è nebbia e buio,
Che stramazza a un ciglio di strada,
Odora di kiwi e arance di Natale,
Conosce tre lingue e non ne parla nessuna,
Che contende ai topi la sua cena,
Che ha due ciabatte di scorta,
Una domanda d’asilo,
Una laurea in ingegneria, una fotografia,
E le nasconde sotto i cartoni,
E dorme sui cartoni della Rognetta,
Sotto un tetto d’amianto,
O senza tetto,
Fa il fuoco con la monnezza,
Che se ne sta al posto suo,
In nessun posto,
E se ne sbuca, dopo il tiro a segno,
“Ha sbagliato!”,
Certo che ha sbagliato,
L’Uomo Nero
Della miseria nera,
Del lavoro nero, e da Milano,
Per l’elemosina di un’attenuante
Scrivono grande: NEGRO,
Scartato da un caporale,
Sputato da un povero cristo locale,
Picchiato dai suoi padroni,
Braccato dai loro cani,
Che invidia i vostri cani,
Che invidia la galera
(Un buon posto per impiccarsi)
Che piscia coi cani,
Che azzanna i cani senza padrone,
Che vive tra un No e un No,
Tra un Comune commissariato per mafia
E un Centro di Ultima Accoglienza,
E quando muore, una colletta
Dei suoi fratelli a un euro all’ora
Lo rimanda oltre il mare, oltre il deserto
Alla sua terra –“A quel paese!”
Meditate che questo è stato,
Che questo è ora,
Che Stato è questo,
Rileggete i vostri saggetti sul Problema
Voi che adottate a distanza
Di sicurezza, in Congo, in Guatemala,
E scrivete al calduccio, né di qua né di là,
Nè bontà, roba da Caritas, nè
Brutalità, roba da affari interni,
Tiepidi, come una berretta da notte,
E distogliete gli occhi da questa
Che non è una donna
Da questo che non è un uomo
Che non ha una donna
E i figli, se ha figli, sono distanti,
E pregate di nuovo che i vostri nati
Non torcano il viso da voi.
Sabatosi protesterà a Romaperché l’Italia torni ad essere un paese libero. L’informazione italiana, infatti, a detta di chi osserva, indaga questo aspetto osservando il mondo intero, non è libera. E se non si è informati o, peggio, se circola cattiva informazione, le libertà individuali, insieme alle possibilità di vivere serenamente e costruirsi un futuro solido, vacillano pericolosamente, minacciando l’imminente crollo.
Noi non siamo ancora crollati, ma il solo fatto che per Freedom House(l’organizzazione autonoma che promuove le libertà nel mondo) siamo passati da paese “libero” a paese “parzialmente libero”, unico insieme alla Turchia nell’Europa Occidentale, sembra essere l’anticamera del baratro. Siamo quarantaquattresimi: paesi come la Slovacchia o la Repubblica Ceca sono anni luce avanti a noi.
Sabato si scenderà in piazza, con sulle spalle un fardello in più, quello dell’insulto, della derisione di chi sa di essere la causa di questo,quel presidente del Consiglio che parla di “farsa” e di “farabutti”. Farsa una manifestazione con centinaia di migliaia di partecipanti annunciati, farabutti i partecipanti. Chi si schiera con lui (in larga misura si tratta di gente da lui pagata, spesso profumatamente), soprattutto i giornalisti, non può ignorare di essere in fallo. Ci sono motivi pesantissimi che li fanno scivolare nel fango del torto, motivi precisi. Il primo, il più pesante e più evidente, anche per chi non esercita questo mestiere, sta nel conflitto d’interessi: detto in soldoni, chi ha un potere mediatico non può esercitare alcuna funzione politica. Peggio è se si ha un potere mediatico enorme e se la funzione politica è, a conti fatti, la più alta sulla piazza. Gli altri motivi risiedono nelle pieghe del Codice deontologico dei giornalisti(nato per mano degli stessi giornalisti a seguito di “mani pulite”, proprio per difendere la libertà di stampa), o nelleleggi sulla stampao, prima ancora, nella Costituzione. Da nessuna parte sta scritto che è vietato appoggiare il Presidente del Consiglio, ma si trova scritto che il compito dei giornalisti è informare, dare le informazioni con “accuratezza”, si parla a vario titolo di imparizalità. Nel mondo in tanti hanno pagato con la vita il diritto alla verità, al fatto che la verità venga diffusa, e che si faccia con equità.
Filippo Facci, giornalista ostile a molti che si schierano contro il Presidente del Consiglio, giorni fa ha dichiaratoche “di sicuro Berlusconi ha deciso che ‘Il Giornale’ dovesse usare degli strumenti analoghi a quelli relativi alla campagna che contro Berlusconi viene fatta da parecchio tempo”. Questo, di fatto, limita la lbertà di stampa. Berlusconi dirige il Governo, Berlusconi dirige ‘Il Giornale”, ergo il Governo ha un organo di informazione che si spaccia per analogo agli atri, ma che, avendo l’appoggio del Governo, domina gli altri. In realtà il potere di Berlusconi è molto più ampio: dagli anni del cosiddetto “far west dell’etere”riuscì ad avere, con l’appoggio di Craxi, un indiscusso dominio sui privati, arrivando a stare quasi sullo stesso piano della Rai. Stessa cosa fece per i giornali, col caso “Mondadori”, e solo per un soffio si riuscì a togliere dalle sue mani anche ‘La Repubblica’. Oggi, da presidente del Consiglio, riesce a dirigere la Rai, con un Consiglio d’Amministrazione in mano al Governo, con nomine fatte su misura: la direzione di Augusto Minzolini(Tg1) è stata aspramente criticata persino dai vertici dell’Ordine dei Giornalisti. Lo stesso Ordine sarà in piazza il 3 ottobre con il suo Consiglio Nazionale, proprio per protestare contro tutto ciò.
Non esistono censure di stampo fascista, è vero, perché sarebbe impensabile: esistono censure molto meno evidenti e più taglienti, come i colletti bianchi della mafia. I tagli, le minacce velate, i non detti, le mancate risposte, il ricorso al termine “bugie” e “spazzatura”.
Qualcuno li ha chiamati “cavalli perdenti”, dimostrando di ignorare la loro storia e la loro importanza, ma loro hanno vinto.
Il pd è riuscito a mandare Rita Borsellino e Rosario Crocetta in Europa: la Sicilia modello, la Sicilia antimafia, la Sicilia dalla testa alta e dallo sguardo pulito adesso ha una voce in Europa.
Non bisogna dimenticare che queste elezioni non sono state rose e fiori: la destra xenofoba, definita anche “nazista”, sta avanzando, e guarda pericolosamente alla Lega Nord per riuscire a creare un gruppo. Se la Lega accettasse, questa gente otterrebbe dei fondi, denaro che andrebbe a nutrire idee pericolose, idee per le quali l’Europa e il mondo pagano ancora.
Rita e Rosario sono la conferma che la società civile c’è e ha delle possibilità. Non dimentichiamolo. La Sicilia ha mandato in Europa anche la panchina lunga di Berlusconi (l’ineleggibile più votato, il che dimostra quanto a volte sia ridicola la politica), ma siamo riusciti a scampare elementi come Nino Strano a Bruxelles. Sfruttiamo anche queste buone assenze.
Adesso bisogna lavorare, e il lavoro deve partire anzitutto da noi, noi che dobbiamo prendere coscienza di cosa è l’Europa, di cosa è Bruxelles. Gli irlandesi a breve saranno chiamati a un voto importante, per dire “sì” o “no” al Trattato di Lisbona che ha sostituito l’utopica e affascinante costituzione di Giscard D’Estaig. Dobbiamo sperare nel “sì”, perché si possa riparare ai danni di errate scelte del passato di respiro tendenzialmente antieuropeista, e perché ci si rafforzi attorno alla convinzioni che siamo tutti uguali.
Per questo, per prendere coscienza dell’Europa, CITTATTIVA propone ancora una volta il documento “Europa, breve ritratto“: una lettura veloce che può aiutare a capire.
“Siamo tutti Rosario Crocetta“, dice lui nel video qui in alto.
Però non è facile. Come fai tu soltanto a pensarti “Rosario Crocetta”? Mettiti il giubbino antiproiettile… No, sarebbe bello fossimo tutti Rosario Crocetta. Ma il solo fatto che ce n’è uno va più che bene.
Ci sono simboli e simboli. In questi giorni Paolo Maldini è stato celebrato per il suo addio al calcio, e rimarrà per sempre simbolo di una squadra. Bontà sua. Crocetta è simbolo di una lotta. Una lotta per la vita. Ecco: CITTATTIVA ha intenzione di celebrarlo adesso che è più che mai in campo, affidandogli le richieste per un’Europa vera, reale, che si possa toccare. E insieme a lui mettiamo un altro simbolo della lotta per la vita, Rita Borsellino. E insieme a loro Italo Tripi, con la sua missione a vocazione umana.
L’Europa per moltissima gente è un luogo astratto. In quanti sanno dell’importanza di Schengen, delle lotte di Giscardper la Costituzione, degli errori di Chirac, delle discussioni sulla Turchia?… In quanti sanno dell’importanza dell’Europa, delle fatiche dell’Italia, delle eccezionali manovre di Prodi per rientrare nei numeri proposti da un’Europa che ci considerava inaffidabili? Ecco: CITTATTIVA crede che questa gente può avvicinarci all’Europa, farla percepire, può mostrarci le possibilità reali che questa straordinaria istituzione ci offre, e può far sì che ci si creda davvero. CITTATTIVA si mette al fianco di RITA BORSELLINO, ROSARIO CROCETTA e ITALO TRIPI.
Clicca qui per scaricare il documento che li promuove.
[…] Reggio Calabria e Messina, la zona più pericolosa, forse, d’Italia: solo il 25% delle abitazioni sono costruite in maniera antisismica. Che vogliamo fare? Aspettare di fare il ponte o mettere i soldi per questa roba? Ecco quello che voglio dire io. Cioè: quando si parla di Piani-casa, quando si parla di grandi opere… La grande opera di cui abbiamo bisogno è tirare fuori questo paese dal rischio naturale, e il rischio naturale sono frane, alluvioni, vulcani e terremoti, e noi ne abbiamo in abbondanza, di tutti. Quindi: è un delitto non spendere denari pubblici…
______________________________
Lo ha detto il geologo Mario Tozzi, ricercatore del CNR, intervistato da Corradino Mineo (trovate queste parole al minuto 2.51 del video qui in alto). Questa tragedia ci mette ancor più con le spalle al muro, scoperti. Ed è inutile piangere sul latte versato, lanciare accuse su quello che non è stato fatto, ricercare la Cassandra di turno che aveva previsto la catastrofe, e magari aveva ragione, o forse è stato un dannato caso.
Quello che serve adesso è darci una mano, aiutarci. Qui su CITTATTIVA, per quel poco che possiamo fare, ci affianchiamo a chi grida che c’è bisogno di sangue: recatevi alla più vicina sede Avis e, se potete, donate. O offrite una mano. Ad Acireale la sede Avisè in
Corso Savoia, al numero 134
Lasciamo stare le polemiche, se ne riparlerà a tempo debito per imparare ancora. Chi ha notizie utili per dare una mano le inserisca nei commenti a questo post. Dagli indirizzi per le donazioni in denaro a quelli a cui recarsi per offrirsi nei soccorsi.
La possibilità di non venire coinvolti non è stata presa in considerazione. Non - chiaramente - restarne distaccati. Ma non venire coinvolti fino a questo punto, presi in ostaggio dai nervi che premono sullo stomaco, con l’obbligo di dire la propria. E la propria somiglierà alla loro, alla vostra.
Non esiste più un luogo dove non è il caso parlarne. Adesso è dappertutto. Eluana Englaro ha smesso di essere, così come nelle intenzioni di chi la vita gliel’ha data, certo che questo fosse il desiderio della donna. Eppure in questa situazione dove gli uomini si sono azzuffati, l’uomo non ha più un significato. Hanno preso significato le opinioni dei gruppi, i gruppi di pensiero, i gruppi politici. I gruppi scavalcano e calpestano la singolarità, e lo fanno nel momento in cui questa splende del suo significato più alto.
Basta così. Le considerazioni sono state troppe, e in questo luogo, nonostante tutto, nonsarebbe il caso parlarne. Ci sentiamo tirati dentro perché sono venute fuori mostruosità, argomenti a favore di una vita (che non è la propria, né prossima) che facevano leva sulla possibilità tecnicamente intatta di procreare; argomenti che si dicevano essere “contro la morte”, senza però soffermarsi sul significato di quella morte, diversa come la morte di tutti e perciò meritevole di una riflessione e un rispetto particolari.
E così sbucavano fuori dai tombini gruppi di gente che mostrava di battersi armata di cartelli, facendo leva sull’amore per la vita. Eppure è certo che la maggior parte di quella gente con la stessa forza, con la stessa intensità, con gli stessi cartelli non va in giro per le strade di Udine o Milano a strappare alle braccia della morte i barboni masticati e quasi ingoiati dal freddo. Perché non si tratterebbe di morti esemplari. Perché non si tratterebbe di morti da prime time. Perchè non si tratterebbe di morti che offrono la possibilità di cambiare la Costituzione. Perché non si tratterebbe di morti che fanno avvicinare il Vaticano e il suo serbatoio di voti (ineccepibili) allo schieramento dominante, in un periodo in cui si calpestano i diritti umani facendo leva proprio sulle malattie degli immigrati non regolari, malattie ritenute diverse perchè di malati diversi.
Nella marea di opinioni, giudizi universali, volgarità di questi giorni, si eleva il commento di Adriano Sofri. Lui di bagarre sociali ne ha create, al punto che spesso ci si trova in disaccordocon 3/4 della sua vita. Ma in questo caso ha lasciato parole cariche di buon senso, con un paio di passaggi talmente pieni di significato da placare quella massa di nervi che fa leva sullo stomaco.
Scrive Sofri su “Repubblica” che non bisogna dimenticare il cinismo di questi giorni, che “il signor Englaronon ha mirato a nessuna convenienza, non ha fatto i conti” e che la frase “il sacrificio non sia vano” pronunciata in Senato è “la bestemmia più grande di tutte, che accusa di un sacrificio umano e pretende di riscattarlo, per giunta con una legge folle”. E ricorda che le scelte vanno rispettate, chiedendo a Berlusconi se, nel caso dovesse toccare a lui, “vorrebbe o no poter decidere, finché il senno e la fortuna siano dalla sua, come debba chiudersi la sua esistenza”, o se “preferiscelasciarne il peso ai suoi figli, per giunta votando ad horas l’obbligo a nutrirlo artificialmente senza fine”.
Per chi volesse leggere per intero il pezzo di Sofri, basta cliccare qui. E’ un documento valido, in mezzo alle decine di articoli che riportano diverse volte titoli agghiaccianti come “L’hanno uccisa”, o frasi in cui si dispensa senza diritto alcuno il diminutivo “Elu”.
Le posizioni vanno rispettate tutte, il pensiero è libero di circolare. Ma nessuno ha il diritto di credere di avere il diritto perché sarebbe un dovere.
E’ cosa risaputa oramai. Il riassunto è semplice: l’Italia potrebbe avere una legge secondo la quale 4 persone andrebbero considerate diverse da tutte le altre. Diverse di fronte alla giustizia. Si tratta del cosiddetto “Lodo Alfano”, e lo si può bloccare, anche daAci Sant’Antonio.
Un breve cenno storico: il “Lodo Alfano” riprende nell’animo la legge 20 giugno 2003, n. 140, detta “Lodo Berlusconi”, nome che “legittimamente” soppiantava il “meno meritevole” appellativo “Lodo Schifani”, a sua volta sostituto del “Lodo Maccanico”. Questo valzer di “Lodo” è, in sotanza, tutto una cosa: si tratta delle legge “salvapremier”, e il solo fatto che abbia continuato a riproporsi negli anni di Governo Berlusconi dimostra quanto per il Cavaliere sia importante che giunga a destinazione. Argomento unico: dare l’immunità a quello che potrebbe essere il pluripregiudicato Silvio. Si parlava, sì, anche dei Presidenti di Camera e Senato e di quello dellaCorteCostituzionale, ma il rumore vero lo faceva il mortaio più grande, come sta accadendo adesso.
In origine Antonio Maccanico non aveva previsto che la sua legge potesse diventare un’arma del patron di Arcore, tanto che dopo il maxiemendamento di modifica, a firma del nostrano Schifani, lo sconfessò, cedendo il nome all’eroe di Villabate. Ma la bomba, oramai, era innescata…
La Corte Costituzionale si disse contrariaal “Lodo Berlusconi”, ritenendolo in contrasto con gli artt. 3 e 24 della Costituzione (lo definì, quindi, “anticostituzionale”), e il Cavaliere dovette abbandonare l’idea. Oggi, forte di un Esecutivo e di un’Opposizione piùdeboli, e quindi di un maggior potere personale, Berlusconi ha ripresentato la proposta in salsa diversa, mantenendo però l’idea di farla franca.
C’è però la possibilità del referendum abrogativo(nel 2003 si erano già raccolte le firme, poi la Corte lo evitò), per questo è possibile firmare. Ad Aci S.Antonio lo si può fare nell’ufficio elettorale del Comune, e presto - ci fanno sapere da “Liberacittadinanza” - potrebbero essere allestiti dei banchetti nella piazza centrale, come già avvenuto da altre parti. E’ possibile firmare fino al 12 dicembre, in attesa del raggiungimento del quorum.
Come si legge sul blog“Il Megafono”di amici acesi, “qui si tratta di difendere un pilastro della Costituzione (minato al solo scopo di fermare le inchiestepenali in corso), così come si fece col referendum costituzionale del 2006“.
Non dobbiamo permetterlo, e siamo in grado di farlo. Anche da Aci Sant’Antonio.
I chiodi nelle mani e nei piedi della libertà non finiranno mai. E dobbiamo pure esserne lieti: più ne mettono, più sono grandi mani e piedi. Ma ogni volta che ne conficcano uno fa male. Tanto. Adesso sta accadendo di nuovo: impossibile che non ritorni in mente il trio Biagi-Santoro-Luttazzi. Soprattutto perchè due dei protagonisti dell’allora editto bulgaro sono nuovamente coinvolti. Il terzo non c’è probabilmente perchè non c’è proprio più.
Ogni tanto conCITTATTIVAsconfiniamo, andiamo oltre i paletti di paese, Provincia, Regione. Ci portiamo dall’altro lato dell’imbuto, perchè certe cose l’imbuto lo attraversano fino alla Regione, alla Provincia, al paese. Ora non si può non riflettere sullo stato di salute della libertà: facciamolo già noi, da casa nostra. Riflettiamo, pensiamoci. E proviamo ad agire.
Marco Travagliosabato sera a “Che tempo che fa” (su Raitre), ospite di Fabio Fazio, ha tratto delle conclusioni e ha citato dei fatti che appartengono alla storia di questo Paese. Il fatto che il neopresidente del Senato, Renato Schifani, fu socio in una compagnia dove figuravano mafiosi di primordine, è storia. E’ un fatto appurato, un fatto che figura su libri che hanno venduto innumerevoli copie, libri scritti da Lirio Abbate, da Peter Gomez, dallo stesso Travaglio (citiamo “I complici” e “Se li conosci li eviti“). Il mondo politico ha tuonato parlando di “attacco” e chiedendo a gran voce le scuse per il mancato contraddittorio. Ma contraddittorio di cosa? Cosa dovrebbe essere contraddetto? Un fatto appurato, scritto, venduto, letto, letto, letto da tempo e mai criticiato perchè dovrebbe adesso essere contraddetto. Forse perchè sono pochi gli italiani che leggono e molti di più quelli che vedono la tv (e vedono Fazio, simpatico a tutti)?
Come ha detto l’unico onorevole d’opposizione che ha solidarizzato con Travaglio: “Non ha senso. Vorrebbe dire che ogni qualvolta si scrive di una rapina, si dovrebbe ascoltare anche la versione del rapinatore“. Ed è così. Travaglio si è limitato a citare un fatto di storia, un fatto sporco che riguarda la seconda carica dello stato, e per questo è stato attaccato. Quelli di Liberacittadinanzascrivono che “grazie al coraggio di Marco il re è nudo”, ed è così. Il re è nudo. Ed è comprensibile la rabbia di chi si preoccupa di NON FAR SAPERE alla gente come stanno le cose. Molti non credono quando gli si racconta di processi per mafia, per strage, di prescrizioni, di corruzione, perchè il racconto di certi fatti suona incredibile alle orecchie della gente comune, della gente che guarda la consuetudine in tv.
“El Pais” in quel di Spagna ha scritto, il 29 aprile, che “Schifani negli anni Ottanta fu socio in una compagnia nella quale figuravano Nino Mandalà, boss del clan mafioso di Villabate, e Benny d’Agostino, imprenditore legato allo storico dirigente di Cosa Nostra, Michele Greco“. Lo ha scritto un autorevole quotidiano spagnolo, e nessuno ha gridato alle scuse. Come nessuno lo ha fatto dopo “Se li conosci li eviti”. E come nessuno lo farà se nessuno parla in tv. Anzi: qui in Sicilia qualcuno ha pensato bene di fare dei manifesti per festeggiarlo, Schifani… Ma sono in pochi a conoscere il passato dell’avvocato: leggetelo qui.
Fabio Faziosi è incredibilmente scusato, si è scusato perchè nella sua trasmissione è stato citato un fatto di cronaca che riguarda la seconda carica dello Stato. Si è scusato perchè è stata detta una cosa che - a suo pare, possiamo ben dirlo a questo punto… - non andava detta. Si è scusato perchè qualcuno, sentendosi libero, ha gridato che il re sfilava senza vestiti, credendo che il potere lo coprisse. Si è scusato perchè quella verità non andava detta, doveva restare chiusa dentro il libro di Abbate e Gomez e (fuori dai confini) dentro le pagine di “El pais”. Ci associamo a quelli di Liberacittadinanza e chiediamo a voi di scrivere a Fazio, se ve la sentite, per fargli sapere cosa pensate del suo atteggiamento:
Ecco una mail indicativa, a firma di Emanuela e Francesco Baicchi: “L’appuntamento del sabato e della domenica era ormai entrato nelle nostre abitudini, e aveva perfino portato a rinunciare a qualche impegno alternativo. ‘Che tempo che fa’ ci sembrava uno dei pochi spazi non ‘normalizzati’ di una televisione di regime quasi totalmente asservita al ‘padrone’ dell’informazione italiana. Dopo la penosa genuflessione del suo conduttore di domenica scorsa e l’ignobile presa di distanza da un giornalista che ha fatto semplicemente quello che l’etica professionale gli impone, cioè dire la verità, useremo in altro modo quei minuti. Fazio, invece di scusarsi, dovrebbe solo chiedersi se le notizie fornite da Marco Travaglio sono vere: in caso affermativo valutare, come tutti gli italiani, in quale Paese democratico un personaggio come l’avvocato Schifani avrebbe potuto ricoprire la seconda carica dello Stato. Naturalmente non si può chiedere a nessuno di difendere la propria dignità se non ne sente la necessità autonomamente. Noi spettatori non possiamo che decidere di non guardare mai più le trasmissioni di Fazio, i cui redditi da ora in poi non dipenderanno certo dagli indici di audience. Certo non ci aspettavamo che gli effetti censori (e auto-censori) del 14 aprile si facessero sentire così presto. Addio“
Una cosa rimane assurda: nella bagarrevolutamente creata nessuno (telegiornali o giornali anche autorevoli), fosse stato pure per sbaglio, ha provato a vedere se Travaglio ha mentito o se ha detto la verità. Lo stolto guarda il dito.
Prendere sonno la notte diventa sempre più difficile. Al punto da convincersi che certe trasmissioni televisive, certe fiction, le mandino in onda come antidotoall’insonnia da terrore e rabbia che viene vedendo i dibattiti politici e ascoltando l’informazione politica in generale.
Antonio Fiumefreddo, ex assessore alla cultura del comune di Catania, nominato nel 2004 da Lombardo in seno alla Provincia di Catania “esperto per le politiche turistiche”, candidato sindaco sconfitto alle scorse comunali del capoluogo etneo, fondatore del movimento “Evviva Catania”, raccoglitore di firme davanti al Teatro Bellini, dice che lui non entra nel merito della politica perchè lui con la politica non c’entra, perchè lui fa l’avvocato e basta. Solo a sentire questo non si riesce a prendere sonno per una settimana…
A La7 lunedì sera c’era ospite lui al posto di Raffaele Lombardo, lui che di Raffaele è il legale. Perchè il neopresidente non ha tempo, è già al lavoro. In ogni caso, dopo il servizio sul mercato del voto in Sicilia, la parte dei calunniati l’hanno interpretata bene i due rappresentati siculi, l’accoppiata Fiumefreddo-Cuffaro, con Totò senza coppola e con una delle sue migliori facce indignate, a sottolineare la sua dimostrata integrità a fronte di una evidente manipolazione dei fatti ad uso e consumo di gente come Sonia Alfano, buona solo ad accusare l’Mpa millantando di buste della spesa targate Lombardo… Meno male che c’è Totò, premiato con 5 anni di Senato per aver avuto, in primo grado, 5 anni di carcere…
Che schifo. Che schifo il voto di scambio e che schifo sentire e leggere che c’è chi afferma che non esista o che, al massimo, sia un fenomeno circoscritto, non influente. A vedere il buon servizio di “Exit” di lunedì sera si capisce bene come influisca eccome; si capisce come ci sia gente che si vende letteralmente per un piatto di pasta, e la cosa peggiore è che quella gente del piatto di pasta ha bisognodavvero, e chi glielo offre per avere il voto lo sa bene. Lo sanno tutti, i venduti e gli acquirenti: l’anziano del quartiere Librino che denunciava questo modo di fare pur avendo preso la borsa della spesa, accusando questo sistema che dà uno per prendere 1825 giorni di fame, è emblematico. Come è emblematico uno dei tanti commenti giunti a “Exit”, che riportiamo qui:
Premetto che non sono un comunista, ma un siciliano STUFOdella politica di Lombardo a Catania e in generale della mala-politica fatta in Sicilia. A Catania non si “muove” niente se Lombardo non vuole. Tutte, e dico tutte, le assunzioni avvengono con il consenso di Lombardo. Dal pubblico al privato (vedi aeroproto, multiservice, ospedale garibaldi, centro commerciale Etnapolis, ecc..). E’ UNO SCHIFO!! Per non parlare di tutti i primari degli ospedali e posti di dirigenti che si sono spartiti lui con il PDL…
La consuetudine sta diventando un virus silenzioso…
Dopo Pancho Pardi e Rita Borsellino (che fra poco dovrebbe tornare) arriva ad Acireale Marco Travaglio, grazie agli amici acesi di Liberacittadinanza. Mercoledì 30 gennaio, alle 17.30, presso i locali del cinema Spadaro, il giornalista presenterà il suo ultimo libro, “Mani sporche”, scritto con Peter Gomez e Gianni Barbacetto (con un’intervista inedita al pm di Milano Francesco Greco).
Sottotitolo del libro è “2001-2007: così destra e sinistra si sono mangiate la II Repubblica”. Già la dice lunga… Tutti i protagonisti, le storie, i risvolti, le intercettazioni, le bugie di questi anni. Dal governo del cavalier Berlusconi e dell’ingegner Castelli a quello del professor Prodi e del ras di Ceppaloni, Mastella. Prima le leggi ad personam, ora le leggi ad personas, a beneficio della Casta.
Da Liberacittadinanza ci fanno giungere invito esplicito a partecipare, nonché a preparare interventi o domande per Marco Travaglio. A moderare sarà Maria Lombardo, giornalista de “La Sicilia”.
Il confronto con persone preparate al livello di Travaglio è senza dubbio stimolante: CITTATTIVA raccoglie l’invito e lo gira a chiunque volesse prendere parte all’incontro.
La verità non trionfa mai, ma i suoi oppositori soccombono sempre, scriveva Maxwell: conoscere la verità è sempre un punto a favore.